Chi ha inventato lo zero?
Lo zero non ha un solo inventore. Babilonesi e Maya usavano già un segno per dire "qui non c'è niente", ma fu in India che lo zero diventò un numero vero, con cui fare i conti. Il matematico Brahmagupta ne scrisse le regole nel 628 d.C.
Lo zero non ha un solo inventore. Babilonesi e Maya usavano già un segno per indicare un posto vuoto, ma furono i matematici indiani a trattarlo come un numero vero: nel 628 d.C. Brahmagupta ne scrisse le regole di calcolo. Dall'India passò agli Arabi e arrivò in Europa con il Liber Abaci di Fibonacci, nel 1202.
Perché lo zero è così speciale?
Lo zero fa due lavori diversi. Il primo è tenere il posto: in 205 lo zero ti dice che non ci sono decine, e senza di lui leggeresti 25. Il secondo è essere un numero a tutti gli effetti, che si può sommare, sottrarre e moltiplicare.
Per capire quanto conta, prova a fare i conti come i Romani. Il 2026 si scrive MMXXVI, e non c'è nessun simbolo per lo zero. Fare una moltiplicazione in colonna con quei simboli è quasi impossibile: infatti per i calcoli si usava l'abaco, una tavoletta con sassolini o palline.
Il nostro sistema, invece, è posizionale: la stessa cifra vale di più o di meno a seconda del posto in cui si trova. Con dieci simboli, da 0 a 9, si scrive qualsiasi numero. Ma funziona solo se esiste lo zero.
Chi usò per primo un segno per il niente?
I primi furono i Babilonesi, nell'attuale Iraq. Contavano in base 60, ed è per questo che ancora oggi un'ora ha 60 minuti. Intorno al 300 a.C. cominciarono a usare un segno per indicare una posizione vuota nei numeri.
Dall'altra parte del mondo, senza alcun contatto con l'Europa o con l'Asia, anche i Maya dell'America centrale inventarono un simbolo per lo zero nei loro calendari.
In tutti e due i casi, però, quel segno era solo un segnaposto. Nessuno lo trattava come un numero da usare nei calcoli. Nessuno si chiedeva quanto fa 7 più zero.
Quando lo zero è diventato un numero?
Il salto avvenne in India. Il manoscritto di Bakhshali, 70 frammenti di corteccia di betulla trovati nel 1881 in un villaggio dell'attuale Pakistan, usa un puntino per lo zero. Nel 2017 le Bodleian Libraries dell'Università di Oxford lo hanno datato con il radiocarbonio: le parti più antiche risalirebbero al III o IV secolo d.C. La datazione è ancora discussa, ma resta uno dei più antichi zeri scritti.
Nel 628 d.C. il matematico Brahmagupta scrisse il Brahmasphutasiddhanta, il primo testo che tratta lo zero come numero, con regole precise. Un numero più zero resta uguale. Un numero per zero fa zero. In sanscrito lo zero si chiamava shunya, che vuol dire "vuoto".
Brahmagupta sbagliò su un punto: scrisse che zero diviso zero fa zero. Oggi sappiamo che la divisione per zero non ha un risultato, ed è per questo che la calcolatrice del telefono ti risponde con un errore.
Lo zero indiano si vede ancora oggi inciso nella pietra. In un tempio di Gwalior, un'iscrizione dell'876 d.C. registra un giardino di 187 per 270 unità di misura, che dava 50 ghirlande di fiori al giorno per il tempio. Nel 270 e nel 50 l'ultima cifra è un cerchietto: il nostro zero.
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Dall'India le cifre passarono al mondo arabo. Il matematico persiano al-Khwarizmi le studiò a Baghdad intorno all'825; dal suo nome viene la parola "algoritmo". In arabo lo zero si chiamava sifr, traduzione di shunya: anche lui voleva dire "vuoto".
In Europa le cifre arrivarono grazie a un pisano, Leonardo Fibonacci. Da ragazzo studiò a Bugia, l'attuale Béjaïa in Algeria, dove imparò i numeri indo-arabici. Nel 1202 scrisse il Liber Abaci, il libro che li fece conoscere ai mercanti europei.
Dal sifr arabo nacque il latino medievale zephirum, poi l'italiano zero. Dalla stessa parola araba viene anche "cifra".
Le novità, però, non piacciono a tutti. Nel 1299 la corporazione dei cambiavalute di Firenze vietò di usare i numeri indo-arabici nei registri ufficiali, anche se i mercanti li usavano già per fare i conti. Si pensa che temessero le falsificazioni: uno 0 si trasforma facilmente in un 6 o in un 9.
Perché senza zero non avremmo i computer?
Ogni computer e ogni telefono ragiona con due sole cifre, 0 e 1: corrente che passa o non passa. È il sistema binario, e anche lui è posizionale. Senza lo zero non si potrebbe scrivere nemmeno il numero due, che in binario è 10.
Le foto, i messaggi e i video che mandi sono lunghissime file di zeri e di uni. Se ti incuriosisce come viaggiano, leggi come funziona internet.
Per un ingegnere lo zero è anche il punto di partenza di ogni misura: lo zero del righello, lo 0 °C del termometro, l'origine degli assi in un disegno tecnico. Un'idea nata per dire "qui non c'è niente" è diventata la base di quasi tutto.
Lo sapevi?
- Nel 1299 la corporazione dei cambiavalute di Firenze vietò i numeri indo-arabici nei registri ufficiali.
- Un'iscrizione dell'876 d.C. in un tempio di Gwalior, in India, contiene uno dei più antichi zeri incisi nella pietra, in forma di cerchietto.
- Le parole "zero" e "cifra" vengono entrambe dall'arabo sifr, che vuol dire vuoto.
Domande frequenti
Chi ha portato lo zero in Europa?
Il matematico pisano Leonardo Fibonacci, che aveva imparato i numeri indo-arabici a Bugia, in Nord Africa. Li fece conoscere con il Liber Abaci, scritto nel 1202.
I Romani conoscevano lo zero?
No, i numeri romani non hanno un simbolo per lo zero. Per questo i calcoli complessi si facevano con l'abaco e non per iscritto.
Perché non si può dividere per zero?
Dividere vuol dire chiedersi quante volte un numero ne contiene un altro. Nessun numero moltiplicato per zero dà, per esempio, 5, quindi 5 diviso 0 non ha risposta e in matematica la divisione per zero non è definita.
Lo zero è un numero pari?
Sì. Un numero è pari se diviso per 2 dà un numero intero senza resto, e 0 diviso 2 fa 0. Inoltre lo zero sta tra -1 e 1, che sono dispari.
Scheda didattica stampabile
Riassunto, parole chiave, domande di verifica e un esperimento. Medie · Matematica, Storia, Tecnologia.
Fonti: Encyclopaedia Britannica, Zero (mathematics); Bodleian Libraries, University of Oxford, datazione al radiocarbonio del manoscritto di Bakhshali (2017); Brahmagupta, Brahmasphutasiddhanta (628 d.C.); Treccani, Vocabolario, voce "zero"
Come citare questa pagina
de Pasquale, A. (2026). Chi ha inventato lo zero?. Il Mentenauta. https://mentenauta.it/perche/chi-ha-inventato-lo-zero/
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